
Anno 1976. Un indovino di Hong Kong lancia un avvertimento al celebre giornalista Tiziano Terzani: “Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai”. Sul momento, Terzani decide di non dare troppo peso alla questione, un po’ per scetticismo nei confronti di veggenti e chiromanti, ma anche perché il 1993, allora, sembra ancora lontano. Le parole dell’uomo gli rimangono però impresse, e quasi per gioco e curiosità, quando arriva finalmente il momento, Terzani decide di dargli ascolto: passerà tutto l’anno a viaggiare esclusivamente via terra. “La profezia era la scusa. La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita, di guardare al mondo con occhi nuovi […]. Questa era la mia occasione e non potevo lasciarmela scappare”.
Con sua grande sorpresa, un caporedattore di Der Spiegel, giornale tedesco per il quale scriveva, asseconda questo suo desiderio, e inizia così per il giornalista fiorentino un’altra grande, incredibile avventura attraverso la sua amatissima Asia. “Fu una splendida decisione e l’anno 1993 è finito per essere uno dei più straordinari che io abbia passato: avrei dovuto morirci e son rinato”. Un indovino mi disse è forse quello che, tra i suoi lavori, esplora al meglio la quotidianità della gente comune, osservata da vicino – anzi, vicinissimo – senza il filtro di rapidi viaggi aerei che, “essendo una comoda scorciatoia di distanze, finiscono per scorciare tutto: anche la comprensione del mondo”.
Pur continuando a svolgere il suo compito di giornalista, spostandosi là dove gli avvenimenti più importanti stanno per accadere, durante questo stupendo viaggio Terzani si ritrova, suo malgrado, attratto verso quel mondo di indovini, maghi e veggenti che alla sua prospettiva di europeo sembra, inizialmente, una superstizione o addirittura una follia. Ma in mezzo a molti ciarlatani o personaggi semplicemente pittoreschi, Tiziano trova anche persone che sembrano avere un reale dono, e il suo “studio” diventa sempre più affascinante; un’indagine che è anche “un modo di reagire all’Asia che cambia, di vedere cosa resta di quell’Oriente misterioso che per secoli, proprio per la sua diversità, ha attratto tanti occidentali”. Un altro meraviglioso spaccato di vita quotidiana, di un’Asia che forse oggi, a più di vent’anni dall’uscita del libro, sta scomparendo…O forse no.
