Okinawa – Naha e le isole Kerama

Okinawa: il Giappone in veste tropicale, una versione estiva e più rilassata del “continente”. Non un’isola come molti pensano, ma un arcipelago vasto e complesso che mescola influenze nipponiche, cinesi e americane – con buona pace dei residenti che queste ultime le vorrebbero eliminare – rielaborandole in un mix unico. Paradiso nei suoi angoli meno battuti, purgatorio kitsch in città come Naha; Okinawa è ossimoro in un Paese che già di per sé è terra di contrasti. Il suo essere più vicino a Taiwan che a Tokyo non fa che aumentare questa sua peculiarità in un Giappone che spesso sembra distante anni luce.

Arrivando a Naha, che quasi certamente sarà il vostro primo punto d’incontro con l’arcipelago, la differenza non sembra troppo marcata: i konbini, i cartelloni pubblicitari, gli edifici esteticamente poco accattivanti tipici delle città giapponesi medio-grandi sono lì a ricordare ai viaggiatori che si trovano ancora in terra nipponica. Basta poco però per accorgersi dell’abisso che corre tra i due stili di vita; i ritmi qui sono rilassati, look e cibo sono diversi e persino gli onnipresenti businessmen di Tokyo sopraffatti dal lavoro sono una rarità a Okinawa. Allontanandosi da Naha si raggiungono poi angolini di pace remoti, isolette da poche manciate di residenti lambite da mari caraibici; non mancano spiagge bianche e acque limpide dove fare immersioni e snorkeling, oppure, in inverno, avvistare le balene.

Durante la stagione invernale l’acqua potrebbe essere fredda per fare il bagno senza muta, ma le temperature sono comunque abbastanza piacevoli da permettere lunghe passeggiate in spiaggia e in mezzo alla natura

Prima di programmare un viaggio nell’arcipelago, è importante sapere che Okinawa si esplora al meglio con l’auto. Non dico che i trasporti pubblici siano totalmente assenti, almeno sull’isola principale, ma le tempistiche molto lunghe (circa 3-4 ore da Naha per arrivare a nord) e i costi abbastanza elevati rendono difficile godere appieno delle bellezze che il luogo può offrire. Finché si rimane a Naha non ci sono grossi problemi, ma visitare Okinawa e limitarsi a questa città non ha molto senso a mio parere. Se però non avete la possibilità o la voglia di noleggiare una macchina o di prendere parte a qualche tour organizzato – effettuati principalmente nel periodo che va da aprile a ottobre – non tutto è perduto: utilizzando bus, traghetti e le vostre gambe si possono trascorrere almeno due o tre giorni nella parte più meridionale del Giappone.

Naha

Capoluogo di Okinawa, Naha non è certamente la perla dell’arcipelago, ma offre sufficienti attrattive storiche e gastronomiche, unite a una buona dose di divertimenti un po’ trash, da valere una visita. Sebbene il celebre castello di Shuri sia stato quasi completamente raso al suolo dall’incendio del 2019 e sia pertanto visitabile solo in minima parte, testimonianze del regno Ryukyu – che controllava Okinawa tra il XV e il XIX secolo pur rimanendo stato tributario della Cina e del Giappone – sopravvivono ad esempio nello Shikinaen, seconda residenza della famiglia reale. Con il suo giardino giapponese, l’architettura degli edifici a ispirazione cinese e la flora tipica dell’arcipelago, lo Shikinaen rappresenta l’essenza di Okinawa. Io ho preferito però il Fukushuen, meno conosciuto e di costruzione più recente (1992) ma egualmente degno di visita. Le influenze cinesi qui sono ben visibili; del resto il giardino venne realizzato proprio per celebrare il decimo anniversario del gemellaggio tra Naha e Fuzhou, con la collaborazione di artigiani e l’utilizzo di materiali provenienti da quest’ultima. Ingresso allo Shikinaen 400 yen, Fukushuen 200 yen.

Un dettaglio del Fukushuen di Naha

Il cuore di Naha è però Kokusai-dori, la via dello shopping e dell’intrattenimento. I negozi e i ristoranti sono davvero turistici e spesso molto kitsch, ma è divertente trascorrere qualche ora alla ricerca del souvenir più pacchiano, ammirando i variopinti personaggi che animano la zona giorno e notte. Nelle bancarelle e nelle vetrine vedrete tantissimi gadget dedicati ai simboli più famosi di Okinawa: la Orion – birra di produzione locale – e gli Shisa, creature simili a un cane/leone, molto popolari nel folklore isolano perché si ritiene scaccino gli spiriti maligni. Accanto a Kokusai-dori si trova anche Heiwa-dori, galleria coperta dove si può fare qualche acquisto un pochino più originale, sapendo cercare tra le tante cianfrusaglie.

Rifocillatevi poi con qualche prelibatezza, approfittando della diversità della cucina locale. I miei piatti preferiti? Il taco raisu di Jam’s Taco Rice e il champuru di Mikado. Entrambi sono tipici di Okinawa, e se dal nome avrete forse capito che cos’è il primo (il ripieno del taco servito su un letto di riso, a volte accompagnato da mini tacos), più difficilmente avrete sentito parlare del secondo. Il champuru è un piatto a base di goya – una specie di cetriolo giapponese, chiamato “melone amaro” – uova, tofu, verdure e carne; oggi si tende a usare le fettine di carne di maiale, ma fino a qualche anno fa si metteva la Spam, la carne in scatola americana. Delizioso ed economico! E per qualcosa di meno tipico ma super gustoso provate i mazesoba di Mazemen Mahoroba; dovrete fare un po’ di coda, ma ne vale la pena.

Lanterne e gadget della Orion, azienda produttrice di birra con sede nella prefettura di Okinawa, sono tra i souvenir preferiti dai turisti perché nell’immaginario giapponese sono uno dei simboli dell’arcipelago

Le isole Kerama

Per godersi un po’ di mare cristallino, se non si è dotati di mezzo proprio, la soluzione migliore è prendere un traghetto dal porto di Naha e recarsi sulle isole più piccole, che più facilmente possono esplorate a piedi o in bici. Le isole Kerama sono una buona opzione, perché si possono raggiungere in poche ore. Noi abbiamo scelto Zamami, che offre un paio di percorsi ad anello brevi (da 90 minuti a 2 ore) ma molto panoramici, adatti quindi anche se avete poco tempo a disposizione. Dal porto all’osservatorio di Kaminohama la passeggiata è facilissima e adatta a tutti; non ci sono indicazioni o sentieri particolari, ma seguendo Maps o similari non avrete problemi. Ovviamente si possono fare anche camminate molto più lunghe e coprire tutto il perimetro dell’isola, oppure dedicarsi a rilassanti nuotate o allo snorkeling, alla ricerca delle tartarughe che popolano il mare delle Kerama. In inverno vengono proposti molti tour per ammirare le balene, ma devo dire che dalla descrizione del programma e dalle recensioni sembra che avvistarne una non sia così semplice. Sull’isola non ci sono molte opzioni per mangiare, soprattutto nei mesi più “freddi”, quindi non dimenticate di portarvi qualche spuntino.

La statua di Marylin sull’isola di Zamami. Dedicata alla commovente storia di Marylin e Shiro, che dall’isola di Aka affrontava ogni giorno a nuoto una lunghissima traversata per raggiungere la sua amata. Ad Aka si trova la statua di Shiro, rivolta verso Zamami

Da Naha a Zamami: 50-70 minuti con jetfoil (circa 6000 yen a/r), 2 ore – 2 ore e mezza con traghetto normale (circa 4000 yen a/r). Il traghetto lento è più economico ma con partenze poco frequenti: controllate bene gli orari per non rischiare di rimanere a terra. I biglietti possono essere acquistati direttamente al porto, ma in alta stagione conviene comprarli in anticipo.

Considerate che in caso di mare molto mosso i collegamenti possono venire sospesi, quindi non aspettate l’ultimo giorno utile per programmare la vostra visita. Sebbene non ci possa essere certezza di trovare il tempo perfetto, i mesi migliori sono probabilmente marzo, aprile, la seconda metà di settembre e ottobre, periodi nei quali le temperature sono calde ma non esagerate e le perturbazioni sono contenute. Ad agosto e inizio settembre Okinawa può essere colpita da tifoni anche molto pesanti, come stiamo purtroppo vedendo in questo giorni; se vi trovate in zona tenetevi aggiornati tramite i notiziari per evitare situazioni potenzialmente pericolose.

Il panorama dall’osservatorio di Kaminohama, sull’isola di Zamami

Purtroppo abbiamo potuto dedicare a Okinawa solo tre giorni, complicati appunto da cattive condizioni meteo che non ci hanno permesso di godere appieno delle bellezze dell’arcipelago; il piccolo assaggio avuto mi ha fatto scoprire un Giappone inaspettato, ma del quale ho potuto scalfire solo la superficie. Sicuramente tornerò in questi luoghi meravigliosi per esplorarli come si deve in auto; che sia la volta buona per provare finalmente a fare snorkeling?

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