Da quando siamo partiti per questo viaggio intorno al mondo è passato circa un mese, ed è ormai arrivato il momento di salutare la Spagna. Non potevo però andarmene senza aver visto la città più famosa del nord, Bilbao; era da moltissimo tempo che volevo visitarla, un po’ per il Guggenheim, un po’ perché anni fa avevo sentito dire che i paesi baschi erano più simili all’Irlanda che al resto del Paese. Essendo una grande amante di quei climi un po’ freddi e piovosi, che rivelano però al meglio le loro incredibili bellezze proprio dopo un bell’acquazzone, non potevo che rimanere affascinata e incuriosita da quell’affermazione. Da allora mi sono ripromessa di andarci appena possibile, senza in realtà sapere bene cosa aspettarmi, se non una grande differenza rispetto alle altre località spagnole già conosciute. Finalmente l’ho potuta osservare con i miei occhi, e oggi proverò a raccontarvela.
È importante sapere innanzitutto che Bilbao ha due “centri” molto diversi tra loro: il Casco Viejo, la parte più antica, e la zona che circonda il Guggenheim, estremamente moderna. Nel Casco Viejo si concentrano in gran numero appartamenti per turisti e ostelli a prezzi abbastanza abbordabili; nonostante la scelta sia ampia, è opportuno ricordare che il nord della Spagna, e Bilbao in particolare, è generalmente più caro rispetto al resto del Paese, quindi aspettatevi di spendere qualcosina in più per l’alloggio.
Il Casco Viejo è il cuore più chiassoso e “disordinato” della città, dove le strette facciate dipinte a colori vivaci, con i loro tipici balconcini protetti da vetrate, si affacciano sulle viuzze acciottolate, ricche di locali e negozi di tutti i tipi (compresa una strada dedicata quasi esclusivamente ad abbigliamento in stile gothic e punk). Ormai è anche una zona multietnica dove troverete molti ristoranti stranieri, ma resistono orgogliosamente, e con una buona percentuale di maggioranza, i locali tipici – che qui non sono i tapas bar ma i loro equivalenti baschi: i pinchos (o pintxos) bar.

I pinchos consistono in stuzzichini di diverso genere serviti su una fetta di pane; una specie di via di mezzo tra una tapa e le nostre bruschette, ma le dimensioni e i condimenti sono spesso molto più generosi dei più famosi spuntini spagnoli. Se non sapete cosa ordinare e volete prenderci la mano andate a Plaza Nueva, il fulcro della vecchia Bilbao: diversi locali offrono menù comprensivi di birra o vino e una certa quantità di pinchos (di solito tra 6 e 12), e potete semplicemente chiedere al personale di fare un mix. In alternativa potete assaggiarne un paio scegliendoli direttamente al bancone, qui come al Mercado de la Ribera, il grande mercato coperto a ridosso del fiume che separa il Casco Viejo dalla Bilbao moderna.

Il Casco Viejo potrebbe sembrarvi un po’ grigio nei giorni nuvolosi, che qui sono frequenti – questo sì, molto irlandese – ma per fortuna i locali dove fermarsi a bere o mangiare qualcosa sono così tanti che non avrete problemi a far passare serenamente anche le giornate più piovose. E mi raccomando, non chiamate “spagnoli” gli abitanti: i bilbainos sono fieri della propria identità e ci tengono molto a rivendicare la loro diversità.
Una volta attraversato il fiume, ben presto vi accorgerete del cambiamento a livello architettonico; la dicotomia antico – moderno che caratterizza la città comincia a vedersi più chiaramente. Non allontanatevi troppo dal corso d’acqua per non perdervi il celebre Zubizuri, il ponte pedonale progettato da Santiago Calatrava, nonché uno dei simboli di Bilbao. Subito oltre, l’Isozaki Atea, complesso di edifici tra cui spiccano le due torri gemelle. Come avrete intuito, gli appassionati di architettura potranno togliersi qualche sfizio qui a Bilbao, in quanto abbondano i progetti di studi importantissimi a livello internazionale; oltre a quelli appena citati e ovviamente al Guggenheim, sempre in questa zona svetta la torre Iberdrola – di César Pelli – e probabilmente i fan della materia (o del calcio) vorranno dare un’occhiata anche al bellissimo stadio dell’Atletic Bilbao, il San Mamés, situato vicino alla stazione degli autobus.

Arrivati allo Zubizuri avrete già visto spuntare poco lontano il retro del Guggenheim, indiscussa perla bilbaina. L’esterno del museo è talmente imponente e impressionante di per sé da meritare una sosta, non solo per ammirare il lavoro di Frank Gehry, ma anche le installazioni che lo circondano, tutte opere di artisti di fama internazionale e diventate a loro volta simboli cittadini – in particolare Puppy di Jeff Koons e il Ragno di Louise Bourgeois. L’interno non è comunque da meno, sia per struttura che per importanza delle collezioni. Quando siamo andati noi, siamo stati fortunati, perché la mostra temporanea di punta in quel momento (“Motion. Autos, art, architecture”) era dedicata alla rappresentazione dell’automobile nell’arte e al rapporto tra quest’ultima e la tecnologia; da affezionati del trio Clarkson – May – Hammond, i quali ci hanno trasmesso negli anni un grande amore per le auto, non potevamo che apprezzare la mostra curata dall’archistar Norman Foster.



Bilbao non dimentica comunque l’importanza degli spazi verdi, quindi appena dietro al museo troverete il Casilda Iturrizar, un bel parco dove rilassarvi o fare una passeggiata. In alternativa potete fare un salto all’Askuna Zentroa, centro multiculturale che ospita mostre temporanee, un cinema, diversi bar, un auditorium, una biblioteca… Un altro esempio di riqualificazione architettonica ben riuscito, che ha come obiettivo ancora una volta il benessere culturale dei cittadini, e non solo.
In generale, ho visto confermata quell’idea di diversità che mi aspettavo: diverso il clima, diversa l’estetica, diversa, ovviamente, la lingua. Non posso dire che Bilbao sia bellissima, perché non credo lo sia (per ora), ma quello che colpisce e conquista secondo me è l’atmosfera, anche questa diversa dal resto del Paese, senza però perdere quel calore per il quale si ama di solito la Spagna.
A Bilbao ho trascorso piacevolmente un paio di giorni, anche se non ho potuto esplorare i meravigliosi paesaggi baschi nei dintorni perché purtroppo non sembrava molto pratico farlo con i mezzi pubblici, ma mi riprometto di tornarci in futuro per rimediare. La città mi ha lasciato un’impressione positiva e una sensazione di sicurezza, e come detto sembra che molti progetti siano stati pensati per cambiare l’immagine di Bilbao, da polo industriale del passato a moderna icona artistica e architettonica. Confesso però di aver anche visto in giro volantini nei quali i residenti del Casco Viejo lamentavano di essere stati privati dei propri spazi, in particolare per l’eccessivo numero di appartamenti destinati esclusivamente a uso turistico e l’aumento irragionevole degli affitti per le poche abitazioni rimanenti. Mi auguro davvero che l’amministrazione cittadina prenda atto di questo malcontento e non dimentichi che ogni intervento dovrebbe portare benefici prima di tutto a coloro che la città la abitano, in qualunque quartiere risiedano.
Per ora, lasciamo la Spagna, ma sono curiosa di vedere come Bilbao affronterà la questione e come si svilupperà nei prossimi anni. Nel prossimo articolo, andremo in Francia!
