Attenzione: alcune immagini potrebbero turbare la vostra sensibilità.
Nell’articolo della scorsa settimana, sempre dedicato a Phuket, vi avevo promesso che vi avrei raccontato di un evento pazzesco, il festival vegetariano, e oggi manterrò la promessa. Se dal nome pensavate che si trattasse di una celebrazione tranquilla, dedicata al solo cibo, vi sbagliate di grosso: per dieci giorni l’anno, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, l’isola thailandese si scatena infatti con celebrazioni chiassosissime ed esagerate, che rendono questo festival uno dei più interessanti del sud-est asiatico. Sebbene i festeggiamenti coinvolgano anche altre città nel Paese, è a Phuket che dovete andare per assistere alla festa nella sua veste più eccessiva; se avete la fortuna di trovarvi in Thailandia in questo periodo, non perdete l’occasione di partecipare.

Lo scopo dei riti che si susseguono nel nono mese del calendario lunare thailandese è quello di purificare il corpo e lo spirito, così come facevano le prime comunità cinesi dell’isola, dalle quali discende una parte significativa dei thailandesi di Phuket. Proprio per la cospicua presenza di famiglie di origine cinese, il festival è molto sentito qui, in particolare a Phuket Town, ma anche molti “non cinesi” ne seguono almeno le regole base: oltre ovviamente a non mangiare carne, è necessario astenersi da ogni vizio, non bere alcolici e non avere rapporti sessuali. In pratica, tutto ciò che è considerato impuro va evitato; come in altre culture, anche le mestruazioni sono considerate tali, quindi le donne in periodo mestruale non possono prendere parte ai riti. Chi partecipa è facilmente riconoscibile dagli indumenti indossati, totalmente bianchi o a volte lilla o gialli, con l’eccezione di alcune persone con compiti specifici: le medium e coloro che vengono prescelti per essere posseduti dalle divinità, i quali indossano una sorta di grembiule molto lungo, che copre il petto e le gambe.

Gli eventi in programma sono tanti, e non è sempre facile capire cosa succede, quando e dove; il nostro hotel condivideva sulla sua pagina Facebook le mappe diffuse dai media locali, con alcune indicazioni su luoghi e orari, ma posso assicurarvi che se non si conosce bene l’isola non è affatto facile individuare il tempio o la strada corretta. La soluzione migliore è sempre chiedere a chi vi ospita di aiutarvi; soggiornando a Phuket Town sarete inoltre al centro degli avvenimenti, e sarà più facile trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Nel frattempo, voglio condividere con voi le informazioni che sono riuscita a mettere insieme durante la mia permanenza.
Prima di tutto, perché il festival è così noto? La sua celebrità deriva in gran parte da riti, se così possiamo definirli, “autolesionisti”: fate una ricerca online e sicuramente troverete foto e notizie di persone che si infilzano guance e bocca con gli strumenti più disparati, camminate sui carboni ardenti e così via, il tutto accompagnato da fiumi e fiumi di petardi. Il significato di questi gesti è però molto più profondo e complesso di quanto possa apparire, e non sempre comprensibile ai nostri occhi di stranieri; in generale, comunque, l’idea di fondo è quella della purificazione e dell’allontanamento del male.
Ma cosa succede durante il festival? Il pomeriggio precedente all’inizio dei festeggiamenti, nei templi viene alzata una grande asta, per invitare gli dei a scendere sulla Terra. Nei giorni successivi, si svolgono i riti veri e propri: si tratta di diverse cerimonie organizzate dai vari santuari cinesi dell’isola, in orari e luoghi specifici (ve ne parlerò più in dettaglio tra poco). Durante tutti i dieci giorni, in prossimità dei templi vengono inoltre allestite tantissime bancarelle dove potete assaggiare molti piattini succulenti (non solo vegetariani) e comprare anche voi indumenti bianchi, se lo desiderate. Se alloggiate nel centro di Phuket Town, date un’occhiata nell’area intorno al tempio Jui Tui, non resterete delusi.
La prima sera, i partecipanti sfilano per le vie cittadine, in stato di trance – causata da quelle che sembrano, con pochi dubbi, droghe pesanti – mentre statuette delle varie divinità vengono portate a spalla. Quando vedete la folla inginocchiarsi, fatelo anche voi: è un segno di rispetto verso gli dei più importanti. La sfilata richiama davvero tantissime persone, anche se i turisti spesso sembrano capitarci un po’ per caso; preparatevi comunque a una grande ressa. Credo che il primo giorno venga celebrato in questa maniera in tutti i templi, o almeno in quelli maggiori, ma se volete andare sul sicuro, io ero capitata nel bel mezzo dei festeggiamenti sempre andando al Jui Tui.

Nei giorni seguenti, ogni tempio organizza la propria processione. In questo caso è più difficile capire dove recarsi, perché ciascuno ha la sua, indipendente dagli altri santuari. Come vi dicevo prima, per informazioni più precise potete chiedere a chi vi ospita e cercare la programmazione su internet; lo Shunli Hostel, dove soggiornavamo, condivideva i percorsi dei cortei sulla propria pagina Facebook. Le processioni comunque iniziano la mattina presto, partono dal tempio di origine e spesso passano per il centro di Phuket Town, quindi avete buone speranze di vederne una se soggiornate lì. Due indizi per capire se state andando nella giusta direzione: il rumore dei petardi in lontananza, e gli altarini con le offerte fuori dalle abitazioni delle famiglie discendenti dai cinesi; se all’esterno di una casa, sulla strada, vedete un tavolino con bastoncini di incenso e frutta, significa che nel giro di qualche ora un corteo passerà da quelle parti. Attenzione, quando parlo di petardi non parlo di qualche piccolo, rapido lancio, ma di vere e proprie raffiche scaraventate letteralmente addosso al corteo. Non avvicinatevi troppo se non volete essere colpiti (o investiti dal fumo): man mano che si va verso la fine del festival i devoti vengono presi da un notevole entusiasmo e credetemi, non volete finirci in mezzo. Per assistere comunque da vicino senza troppi rischi, noi ci siamo sistemati vicino al tavolino con le offerte messo fuori da una banca: eravamo sicuri che sarebbero passati di lì, ma per questioni di sicurezza ovviamente il lancio dei petardi in quel punto sarebbe stato molto limitato. Gli impiegati sono stati così gentili da chiederci addirittura se volevamo aspettare dentro al fresco con loro! E anzi, quando il corteo è finalmente arrivato e la medium ha benedetto le offerte, restituendo poi i frutti – lanciandoli – ai dipendenti della banca, anche noi siamo stati scelti per ricevere il prezioso dono, e tutti sono stati molto contenti per noi, per l’onore ricevuto. Sì, perché per queste persone è davvero un onore: l’eccitazione sui loro volti sorridenti al passaggio della processione e la gioia dell’essere prescelti è qualcosa a cui noi occidentali possiamo guardare con un pizzico di invidia, un sentimento che forse provano ormai solo i credenti più convinti.

Non è pero questo il motivo, come vi accennavo, per cui le processioni e il festival sono così famosi. Ciò che attrae – e al tempo spesso può anche creare repulsione – è la visione dei devoti che compiono veri e propri atti di autolesionismo, attirando su di sé il male per proteggere la propria comunità e purificarsi; prima della partenza del corteo, i prescelti si frustano la schiena o, più frequentemente, si infilzano la bocca con spilloni, spade o oggetti ancora più “scenografici”, sfilando poi per le vie della città seguiti dagli altri partecipanti che si prendono cura delle loro ferite (ma si dice che i prescelti non sentano dolore e non perdano sangue). Per la nostra mentalità può sembrare assurdo, ma salvo esagerazioni incentivate forse dalla curiosità dei turisti o dalla voglia di dimostrarsi più forti degli altri (ho visto foto di un ragazzo che aveva un foro in una guancia attraversato da un’intera bici), dietro questa usanza ci sono significati e sentimenti profondi, che fatichiamo a comprendere. Se volete scattare foto, ricordate di avvicinarvi sempre con rispetto, senza intralciare il corteo.


Ci sono poi ancora due pratiche dolorose, che rendono il festival molto popolare: la prima è la camminata sui carboni ardenti, che ha sempre uno scopo di purificazione; a quanto ho dedotto dal programma di quest’anno, viene organizzata solo la sera degli ultimissimi giorni. La seconda pratica di cui avevo sentito parlare è una sorta di salita su una scala con pioli taglienti, ma è possibile che sia stata sospesa in periodo Covid e non ancora ripristinata, perché non ho trovato informazioni al riguardo da nessuna parte, per il 2022.
L’ultima sera, i fedeli compiono ancora la “cerimonia dell’attraversamento del ponte” – una semplice camminata su una passerella – prima di concludere il festival con un’enorme processione per rimandare gli dei a casa. Non credo di esagerare nel dirvi che assistere a questa processione finale vuol dire vivere praticamente una scena di guerriglia urbana: il rumore dei petardi è talmente intenso e il fumo talmente tanto che sembra di essere sotto un bombardamento. Tutti, vecchi o bambini, fanno scoppiare una quantità di petardi tale da far sembrare l’ultimo dell’anno a Napoli una cosetta da nulla, in confronto. La vendita di petardi l’ultima sera avviene letteralmente ovunque, sulle porte di casa e dai bauli delle auto. Il corteo dovrebbe passare per il centro di Phuket Town intorno a mezzanotte, ma in caso di maltempo la partenza può essere ritardata anche di diverse ore.
Con la chiusura del festival, si è chiusa anche la nostra avventura a Phuket. Spero che questo articolo serva a capire un pochino meglio cosa succede durante questo periodo, ma soprattutto che vi abbia trasmesso la voglia di vedere il festival in prima persona. Io, certamente, non dimenticherò mai questa incredibile esperienza, che mi ha fatto conoscere un lato bizzarro, ma comunque meraviglioso, dell’isola. Forse se non fosse stato per questo evento pazzesco e per l’adorabile famiglia che gestisce lo Shunli, non mi sarei innamorata così tanto di Phuket, ma il destino ha voluto farmi questo regalo. La Thailandia che conquista i cuori dei viaggiatori per me è, e sarà sempre, Phuket.
