Chiang Mai – cosa vedere e cosa evitare nella città dei templi

Lasciata a malincuore Phuket, siamo volati a nord, a Chiang Mai, pronti per un’esperienza completamente diversa. La seconda città più grande della Thailandia è infatti considerata da molti la capitale spirituale del Paese, con una concentrazione di templi paragonabile forse a quella di Kyoto, in Giappone; le mura della sua cittadella, in parte ancora ben conservate, testimoniano un passato ricco di storia. Non è difficile incontrare monaci di ogni età nelle loro vesti arancio brillante, o udirne i canti e le preghiere la mattina presto – una sveglia senza dubbio migliore della suoneria del cellulare, sebbene non si possa programmare l’orario desiderato. Con queste premesse, Chiang Mai avrebbe potuto essere una delle mie città preferite, ma purtroppo la realtà non è sempre rosea: è complicato immergersi in questa spiritualità quando si viene fermati ogni due minuti da qualcuno che vuole farti da guida o venderti un’escursione uguale a mille altre, quando le mura storiche vengono usate come set per servizi fotografici con decine di piccioni come co-protagonisti, quando le uniche persone del posto che vedi in mezzo ai turisti sono i camerieri e i tassisti, oltre ai monaci. Di Chiang Mai vi racconterò quindi alcune cose che mi sono piaciute, altre che non mi sono piaciute per niente, e altre ancora che, con il senno di poi, farei diversamente.

Quando entrate in un tempio buddhista, ricordatevi sempre di coprire le spalle e le gambe, oltre a togliervi le scarpe dove necessario

Chiang Mai ha il suo fulcro nella cittadella: la potete riconoscere facilmente sulle mappe per la sua forma quadrata, ma anche dal vivo non potete sbagliarvi, basta superare i resti delle mura. L’interno è un concentrato di templi, spesso posti letteralmente uno di fianco all’altro, mentre all’esterno si trova la città più moderna. Città moderna che però nasconde angolini inaspettatamente tranquilli, dove si possono ancora incontrare vecchiette che mandano faticosamente avanti attività ormai desuete, dove il traffico quasi non esiste e la sera si sentono gracidare le rane e frinire i grilli. Andate nella zona a nord-est delle mura e vi sembrerà di essere in aperta campagna: il bello è perdersi tra le stradine irregolari e scoprire le caffetterie e i negozietti quasi invisibili di questa Chiang Mai meno nota.

Visitare tutti i templi della città è impossibile, e diciamoci la verità, sarebbe anche eccessivo: per quanto io adori andare per santuari, monasteri e chiese, ogni tanto bisogna pur variare il programma giornaliero. Ho trovato inoltre che molti dei templi minori fossero simili l’uno all’altro, pertanto vi suggerirei di entrare in alcuni di quelli che incontrerete casualmente, senza però esagerare, di modo da non annoiarvi prima di dedicarvi ai più importanti. Tra questi ultimi, in particolare, non dovreste perdervi il Wat Chedi Luang, grande complesso nato dall’unione di due diversi santuari; l’imponente struttura centrale a gradoni, che un tempo custodiva il Buddha di Smeraldo (oggi a Bangkok), è stata parzialmente distrutta da un terremoto, ma potete ancora ammirarne la bellissima architettura e alcuni degli elefanti in pietra che ornano il livello superiore. All’interno del complesso si trova inoltre il Pilastro della Città, che protegge Chiang Mai, esposto in un tempietto stupendo dove si ritiene dimorino gli spiriti guardiani; l’accesso qui è purtroppo consentito solo agli uomini, mentre noi donne dobbiamo accontentarci delle foto delle meravigliose pitture. Se vi interessa, diversi wat in città offrono la possibilità di conversare con i monaci, desiderosi di migliorare il loro inglese, ma il Wat Chedi Luang è certamente il più famoso; nel suo cortile si trova un grosso albero sotto il quale i religiosi si riuniscono in giorni e orari specifici proprio per fare conversazione, ma c’è anche una scuola per i monaci più giovani, sempre aperta.

La struttura principale del Wat Chedi Luang
Il tempietto del Pilastro della Città all’interno del complesso del Wat Chedi Luang. L’accesso qui è consentito solo agli uomini

Oltre ai templi, la città di Chiang Mai è famosa per i mercati e lo street food. Per quanto riguarda i primi, ho visitato sia il Night Bazaar che il Weekend Market di Tha Phae Road, i più celebri, ma devo dire che sono rimasta delusa da entrambi. Al Night Bazaar pochissimi stand erano aperti, e quei pochi mi hanno dato l’idea di vendere più che altro cianfrusaglie di scarsa qualità; il Weekend Market mi ha lasciato un’impressione leggermente più positiva – è molto grande e le merci in vendita sono un po’ meno turistiche dei tanti altri mercati tutti uguali – ma comunque i banchi erano ripetitivi e a mio parere non c’era nulla di particolarmente invitante. Ho trovato invece molto più interessante il White Market in zona Nimman, situata a nord-ovest rispetto alla cittadella; è molto piccolo, ma le bancarelle propongono articoli decisamente più originali, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento. Subito accanto, fate un salto alla moderna galleria commerciale One Nimman: per un attimo, vi sembrerà di aver lasciato la Thailandia ed essere arrivati in Europa.

Sullo street food cittadino avevo letto pareri lusinghieri, che raccontavano di quanto fosse deliziosa la cucina del nord del Paese e di come fosse possibile assaggiarla presso le numerose bancarelle e nei ristoranti. Probabilmente dopo la Malesia e Phuket le mie aspettative erano troppo alte, ma sinceramente noi abbiamo fatto un po’ fatica a trovare varietà nell’offerta, perché sia le bancarelle che i ristoranti spesso offrivano gli stessi tre o quattro piatti, che si possono trovare ovunque in Thailandia: pad thai, spiedini, khao kha moo (o kha mu, riso con maiale stufato), noodles saltati con verdure… Alla fine, per non mangiare sempre le stesse cose, abbiamo cambiato genere, complice anche il fatto di aver trovato un’ottima bancarella di cucina giapponese chiamata Jeangsiiphuum Japanese Food Shop, ma mi è dispiaciuto non poter provare qualche bontà locale in più. Se anche voi siete in difficoltà, o semplicemente volete una pausa dal cibo thai, cercate la bancarella su Maps con il nome che vi ho detto (è sull’angolo nord-est della cittadella) e gustatevi tantissimi manicaretti a soli 39 baht. Per rimanere sulla cucina locale, vi consiglio invece Mr Green, ristorante vegano.

Il tempio Doi Suthep, sulla collina a ovest di Chiang Mai

Leggendo varie guide e blog, vedrete in realtà che i turisti quasi sempre si recano a Chiang Mai per esperienze e attività al di fuori della città, nella provincia: visitare altri templi, ammirare da vicino gli elefanti, fare escursioni nella natura… Anche noi pensavamo di dedicare un paio di giorni alla città e un altro paio ai dintorni, ma in questo caso non ci siamo informati a dovere, e una volta arrivati abbiamo realizzato che tutte queste attrazioni erano abbastanza lontane dal centro di Chiang Mai, situazione complicata dalla totale assenza di mezzi pubblici. Al momento, l’unica soluzione (basandomi su quanto visto) è affidarsi a un’agenzia che organizzi almeno il transfer, mettendo in conto però di pagare cifre anche considerevoli; è necessario inoltre fare ricerche accurate sull’affidabilità dell’agenzia stessa, perché se l’offerta non manca, non si può dire lo stesso della qualità e della sicurezza del servizio. Con il senno di poi, vi posso però dire che andare al risparmio e non rivolgersi a nessuno per timore di essere delusi, limitando la propria permanenza alla sola Chiang Mai e a poco altro nei dintorni, in quest’area della Thailandia non funziona; si rischia di precludersi la parte più bella del nord. Convinti di non sbagliare, noi avevamo organizzato in autonomia una semplice visita al Doi Suthep, tempio molto amato situato appena al di fuori dei confini cittadini, ma alla fine non è stata una grande idea. Innanzitutto, il complesso era pienissimo di persone in ogni angolo che si facevano fare veri e propri book fotografici, impedendo di godersi l’atmosfera in tranquillità; in secondo luogo, non avendo un transfer prenotato, abbiamo dovuto organizzare un trasporto dell’ultimo minuto, cosa che non ci ha lasciato poi il tempo di esplorare le cascate, i parchi e i palazzi sparsi per il resto della collina. E non credete alle tariffe dei “bus collettivi” che promettono di portarvi al tempio per pochi baht: i turisti che li usano di solito contrattano con gli autisti per un trasporto privato, mentre i prezzi delle corse a 10 o 20 baht che vedete segnalati sono prezzi individuali applicabili solo ad autobus pieno (evento che non ho mai visto verificarsi durante la nostra permanenza).

Se tornassi, penso che vivrei Chiang Mai in una maniera completamente diversa; verificherei in anticipo la reputazione di qualche agenzia e mi affiderei a loro per organizzare almeno un paio di attività o escursioni. Quando si viaggia non fila sempre tutto liscio, e anche se non è successo niente di grave, sicuramente in questo caso non abbiamo potuto trarre il meglio dalla nostra permanenza. Insomma, è stato un piccolo fallimento, se così possiamo chiamarlo, quindi il mio consiglio di oggi è: non fate come me, a volte  – ma solo a volte – fare tutto da soli e voler risparmiare eccessivamente non è la soluzione migliore.

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