Organizzare un viaggio in una grande metropoli presenta sempre delle complicazioni, e Bangkok, con i suoi dieci milioni di abitanti e le dimensioni tutt’altro che contenute, non fa eccezione. Capire dove pernottare, come muoversi e cosa vedere può sembrare un compito faticoso: non nego di aver speso parecchi giorni a leggere guide e fare ricerche per tentare di venirne a capo.
Innanzitutto è importante sapere che Bangkok, come tante altre megalopoli, è molto trafficata, pertanto credo sia essenziale scegliere una struttura vicino a una stazione della metro (MRT) o dello Skytrain (BTS), per evitare di sprecare il vostro tempo negli ingorghi stradali che inevitabilmente si vanno a creare. Devo però subito precisare che il trasporto pubblico, per il momento, non copre affatto la totalità della superficie urbana. A quanto ne so sono previsti ampliamenti della rete metropolitana, ma fino allo scorso autunno le linee “utili” erano sostanzialmente solo due; per fortuna, le attrazioni principali sono comunque raggiungibili. Esiste anche un servizio di autobus, che però, oltre ad avere la fama di essere lentissimo, ovviamente non risolve la questione traffico, quindi mi sento di escluderlo dalle opzioni. Infine, se soggiornate lungo il fiume potete spostarvi in battello, ma generalmente gli hotel nell’area centrale del Chao Praya River sono adatti a chi ha un budget più alto.

Secondo la mia esperienza pernottare in un quartiere come Sukhumvit, ricco di alberghi, può essere una buona soluzione: sarete ben serviti dai mezzi pubblici, ma non farete fatica a trovare un taxi quando necessario; nei dintorni ci sono inoltre tanti locali e centri commerciali dove mangiare un boccone o rinfrescarsi e riprendersi dalle caldissime giornate di Bangkok. Se soggiornerete in questo quartiere, il Palazzo Reale e i templi più belli della capitale si troveranno a circa 15-20 minuti di metro, tempistiche assolutamente accettabili per una città così grande. Di contro, sarete però inevitabilmente testimoni di un fenomeno tristemente noto in Thailandia, quello del turismo sessuale: la concentrazione di prostitute qui è molto alta, ed è deprimente pensare che sia così proprio per il gran numero di hotel – con clientela principalmente straniera – che il quartiere ospita. Nonostante questo, rimango dell’idea che Sukhumvit sia una scelta migliore rispetto ad altre normalmente predilette dai turisti, zone che magari erano famose anni fa ma che oggi ho trovato spente e poco interessanti (come ad esempio Khaosan, la preferita dei backpackers). Eviterei inoltre l’area intorno a Palazzo Reale, comodissima appunto per il palazzo nonché i templi principali, ma povera di ristoranti e locali.
Per quanto riguarda i prezzi e il costo della vita, scordatevi gli standard thailandesi: Bangkok si avvicina molto di più al livello europeo, e anzi credo che per godersela davvero serva un budget abbastanza sostanzioso, perché la vera moda della capitale è andare nei ristoranti di tendenza e nei rooftop bar più esclusivi – tra i pochi luoghi tra l’altro dove ci si può godere la città senza l’inquinamento, lo stress e le brutture di cemento che si ammassano una sull’altra soffocando le vecchie case malandate. Come avrete capito da queste ultime parole, Bangkok non mi ha fatto una grande impressione; al contrario, dopo Hanoi è la città che mi è piaciuta meno tra tutte quelle visitate in questi mesi. Non posso però negare che ci siano anche cose bellissime, che ancora lasciano intravedere un passato ricco di storia e spiritualità; un passato che tra pochi anni potrebbe non esistere più, divorato dalla smania di modernità o perduto insieme alla città che ogni giorno affonda, metaforicamente e letteralmente, un po’ di più. Sì, perché la capitale della Thailandia sta sprofondando a ritmi allarmanti, a causa della conformazione del terreno ma anche della distruzione del naturale ecosistema causata dall’uomo e dai cambiamenti climatici, che la rendono sempre più vulnerabile alle inondazioni nella stagione delle piogge; alcuni studiosi pensano addirittura che gran parte della città potrebbe essere sommersa entro il 2030. Se volete vedere ciò che rimane dello splendore di Bangkok, ecco cosa non dovreste perdervi.
Il Palazzo Reale e il Wat Phra Kaew

Due tesori in uno: visitate il Palazzo Reale e insieme potrete ammirare anche il Wat Phra Kaew, il tempio del Buddha di Smeraldo. Il prezzo del biglietto non è proprio economico per gli standard del sud-est asiatico (500 baht, circa 15€), ma è pienamente giustificato dalla bellezza del luogo, una profusione di ori, pietre preziose, statue e affreschi da far girare la testa. La visita è abbastanza lunga, quindi calcolate almeno un paio d’ore per fare entrambi; ricordatevi di coprire spalle e gambe per entrare. Se volete scattare foto senza troppe persone intorno, cercate di andare al mattino presto e armatevi di tanta, tanta pazienza.
Il Wat Pho

Alla visita del Palazzo e del Wat Phra Kaew potete unirne una al Wat Pho, altro meraviglioso tempio a pochi minuti di distanza. Il santuario è famoso per il suo gigantesco Buddha sdraiato, ma ciò che lo circonda non è meno degno di nota: anche qui abbondano affreschi e pagode ricoperte di preziose ceramiche, ori e fontane riccamente scolpite. Costo: 200 baht (circa 5,60€).
Il Wat Arun

Se volete, nella stessa giornata potete visitare anche il Wat Arun, situato dall’altra parte del fiume rispetto al Palazzo Reale. Il “tempio dell’alba”, che dà il nome al romanzo omonimo di Yukio Mishima, è forse ancora più amato dei santuari precedenti, complici i giochi di luce che si creano al sorgere – e al tramontare – del sole, i quali rendono la vista di questo wat illuminato uno dei panorami più famosi della capitale. Non guasta nemmeno la possibilità di scalare almeno in parte il Prang centrale, potendone ammirare da vicinissimo i dettagli finemente istoriati. Unica nota negativa, per me, il flusso turistico davvero eccessivo; forse lasciar accedere un numero limitato di persone alla volta permetterebbe a tutti di godersi al meglio la visita. Costo: 100 baht (circa 2,80€).
Jim Thompson’s House

Cambiamo genere e spostiamoci alla casa-museo di Jim Thompson, ex-ufficiale dei servizi segreti statunitensi, divenuto poi imprenditore tessile e collezionista d’arte. La casa mescola elementi tradizionali thailandesi a dettagli di gusto europeo, creando un raffinato mix culturale impreziosito da oggetti e pezzi d’arredamento eclettici, il tutto circondato da un rigoglioso giardino. Presso il negozio omonimo accanto alla casa, se il budget lo permette, potete anche acquistare abbigliamento e accessori in seta di alta qualità. Costo museo: 200 baht (circa 5,60€).
L’Art & Culture Centre
Arte contemporanea, musica, cinema: apprezzo sempre gli spazi polifunzionali, specialmente quando offrono eventi gratuiti. L’Art & Culture Centre di Bangkok fa esattamente questo, e fino al 23 febbraio 2023 ospiterà anche la Biennale d’Arte cittadina. Se vi trovate nella zona dei centri commerciali, fateci un salto, è proprio di fronte all’Mbk.
Mercato Chatuchak
Andare a Bangkok e non sentir nominare il Chatuchak è praticamente impossibile, dato che si tratta di uno dei mercati più grandi del sud-est asiatico. Visti il caos della città, gli “standard mercatali” di questa parte di mondo e le dimensioni del mercato stesso, temevo che il Chatuchak fosse un labirinto inestricabile e disordinato, ma mi sono ricreduta completamente. Certo, gli stand sono effettivamente centinaia, per cui se volete acquistare qualcosa di specifico potreste metterci un po’ a trovare la zona giusta, ma con le mappe all’ingresso non dovreste avere grossi problemi. L’area più interessante secondo me è quella verso l’esterno, dove si vendono articoli un po’ più originali delle solite cianfrusaglie; noi abbiamo acquistato diverse t-shirt super carine. Mentre in passato contrattare era d’obbligo, adesso alcuni banchi espongono un cartello che informa che i prezzi non sono trattabili, ma non preoccupatevi: per quanto turistici, sono abbastanza economici.
Chinatown
Se il Chatuchak è ordinato e organizzato, lo stesso non si può dire di Chinatown. Probabilmente non farete compere di qualità qui, ma trovo divertente perdersi nei vicoletti deliranti e soffocanti di una delle Chinatown più antiche e più grandi del mondo. Se vi avventurate tra le bancarelle della zona del mercato vero e proprio, preparatevi a sudare molto e a rimanere imbottigliati nel flusso pedonale. Io vi ho avvisati.
Queste sono secondo me le attrazioni e le attività più interessanti per i viaggiatori con un budget limitato. Sicuramente leggendo qua e là troverete tantissime altre cose da fare – del resto, in una città così grande le opportunità sono molteplici – ma sinceramente ho trovato che spesso fossero deludenti. Citavo prima la celeberrima Khaosan Road, dalla quale partì la conquista di Bangkok da parte dei backpackers e che dovrebbe essere una zona viva, giovane, ma che invece mi è parsa triste e quasi malfamata; penso anche al Lumphini, polmone verde della città che però era deserto e molto trascurato, e ho saltato senza esitazione i mercati galleggianti nei dintorni della capitale, bollati da tutti come eccessivamente turistici.
Per com’è Bangkok oggi, credo che per godersela davvero servano un approccio e risorse economiche diversi da quelli che avevo preventivato; non è uno di quei luoghi in cui si va per la bellezza del panorama o per rilassarsi, né per un’esperienza spirituale, ma anzi è una città festaiola e modaiola, dove sono di tendenza i party, lo shopping e l’alta cucina dei locali più chic. Nulla di male, se non fosse che tutto il resto sembra non importare e risulta ormai anacronistico. Il motivo principale per cui Bangkok non mi ha conquistata, nel complesso, è che racchiude in sé i principali problemi della Thailandia: la distruzione della sua essenza e delle sue bellezze per ottenere profitti, il caos nella sua accezione più negativa, l’inquinamento gravissimo, i problemi connessi al turismo sessuale… Se non si mette un freno a tutto questo, cosa rimarrà dello spirito thailandese tra qualche anno? Con il senno di poi però credo che Bangkok sia una di quelle città che vanno viste più volte per imparare ad apprezzarle e comprenderle davvero; in futuro un altro viaggio qui penso proprio che lo farò. Sapendo cosa aspettarmi e arrivando con uno spirito e un atteggiamento diversi, chissà che anche io non riesca a innamorarmi di lei come tanti altri prima di me?
Informazioni pratiche
Per i vostri acquisti
Come per Kuala Lumpur e Singapore, anche a Bangkok i centri commerciali rivestono una grande importanza, e sono un ottimo posto dove passare un po’ di tempo al fresco e mangiare un boccone. I mall della capitale thailandese sono davvero tanti, ciascuno con una tematica diversa e un’architettura di design; i più belli si concentrano in un’area abbastanza limitata, permettendo spesso di passare da uno all’altro senza quasi uscire all’aperto. I miei preferiti sono:
– Central World, uno dei centri più grandi di tutta l’Asia
– Mbk, più economico, con molti negozi dedicati alla tecnologia
– Siam, suddiviso in Siam Discovery (in stile street urban), Siam Central (più tradizionale) e Siam Paragon (articoli di lusso)
– EmQuartier, al cui interno si trova Helix, nuovissima galleria di ristoranti
– Terminal 21, popolarissimo centro commerciale a tema aeroporto e viaggi, con i diversi piani dedicati a città differenti

Collegamenti nazionali e internazionali
Bangkok è servita da due aeroporti, il Don Mueang e il Suvarnabhumi, più utilizzato dai turisti. Dalla capitale thailandese potete facilmente raggiungere moltissime altre destinazioni, dato che la città, insieme a Singapore, è uno dei principali hub del sud-est asiatico. Bangkok è servita ovviamente anche da numerosi autobus e treni, anche se le tempistiche via terra sono molto lente. Se volete visitare anche Chiang Mai senza prendere l’aereo, come abbiamo fatto noi, calcolate una decina di ore di treno.
