Phnom Penh e Siem Reap – la Cambogia oltre Angkor

Nell’immaginario comune, Cambogia vuol dire Angkor. Del resto, i cambogiani stessi hanno scelto il celebre tempio come loro simbolo, e il suo inconfondibile profilo sventola orgogliosamente sulla bandiera nazionale. Non bisogna però fare l’errore di pensare che sia tutto qui ciò che questo meraviglioso territorio può offrire; vale la pena spendere almeno un paio di giorni a Phnom Penh e come minimo due o tre a Siem Reap – che quasi certamente sarà il vostro punto di partenza per Angkor – per assaporare un pizzico di storia e cultura locali. Abbondate con i tempi se volete fare le cose con calma e godervi l’ottima cucina tradizionale, visitare i minuscoli villaggi di pescatori sul Tonlé Sap o spingervi fino alle isole sud-occidentali, dove si possono ancora trovare acque limpide e spiagge incontaminate.

Qualunque sia il vostro itinerario, considerate che le distanze da una città all’altra non sono enormi, ma attualmente la lentezza dei trasporti rende gli spostamenti piuttosto lunghi. Se avete un budget ridotto, potete pensare di muovervi esclusivamente via terra almeno tra le località principali; accertatevi però dell’affidabilità della compagnia a cui vi rivolgete e calcolate che la durata del viaggio può essere più lunga di quanto preventivato, data la condizione non sempre eccellente delle strade. Per coloro che possono dedicare parte del viaggio a qualcosa in più oltre ai templi, ho preparato questo breve articolo di approfondimento su Phnon Penh e Siem Reap, con consigli su cosa fare, dove alloggiare e dove mangiare. Ad Angkor dedicherò un post a parte, dato che l’organizzazione può sembrare un po’ complicata (ma non lo è, tranquilli!).

Il Bayon, uno dei templi più famosi del circuito di Angkor

Cosa fare

Pur non essendo la capitale, Siem Reap ruba gran parte della scena a Phnom Penh grazie alla sua vicinanza ai templi di Angkor, ma personalmente credo che entrambe abbiano parecchio da raccontare; le toccanti testimonianze della tragica storia cambogiana sono ben più visibili nella seconda, e sebbene molte aree di Phnom Penh siano attualmente dei cantieri a cielo aperto – anzi proprio per questo – non bisogna dimenticare che le cose nel sud-est asiatico cambiano velocemente: chissà come potrebbe diventare la città nel giro di pochi anni! Ora come ora, è vero, non posso dire che Phnom Penh sia bella; sicuramente Siem Reap, così viva, colorata e con tantissimi ristorantini e hotel concentrati nel raggio di pochi chilometri è una destinazione più “facile” per il turista, ma io mi sono fermata molto volentieri anche nella capitale, nonostante alcune delle attrazioni principali fossero ancora chiuse causa Covid. Per via della pandemia, non abbiamo potuto vedere ad esempio il Palazzo Reale e la Pagoda d’Argento, ma non ci siamo comunque annoiati; credo di avervi già detto mille volte quanto mi sia piaciuto provare diversi ristoranti per assaggiare la cucina cambogiana, e mi sono anche divertita a curiosare nei vari negozietti di artigianato e souvenir; non sono mancati ovviamente momenti più seri, dedicati a scoprire qualcosa in più sulla storia del Paese.

Arrivati nella capitale, noterete sicuramente due grandi, lunghissimi viali, che costituiscono le principali arterie stradali della città; nel punto in cui si incrociano sorgono il Monumento dell’Indipendenza e quello dedicato al re Norodom Sihanouk. Non c’è molto da fare nei dintorni dei monumenti, ma poco lontano ci sono alcuni parchi e giardinetti dove potete fare due passi. Io consiglio di proseguire la camminata fino al fiume, dove il Tonlé Sap incontra il Mekong, purché sia mattina presto o pomeriggio inoltrato (nelle ore più calde rischiate di rosolarvi sul cemento). Gli abitanti della città si ritrovano volentieri a fare due chiacchiere o un po’ di ginnastica sul lungofiume, quindi negli orari più gettonati potete trovare anche qualche bancarella o un venditore ambulante per uno spuntino. Ammirare da vicino uno dei corsi d’acqua più importanti del sud-est asiatico, inoltre, ha sempre il suo fascino.

Dal Mekong e dalle sue risorse dipende la vita di milioni di persone, in Cambogia e non solo

Nessun viaggio in Cambogia sarebbe completo senza una visita al Museo del Genocidio di Phnom Penh. L’argomento non è certamente leggero, ma il museo è uno di quei luoghi della memoria fondamentali per ricordare a noi stessi di cosa l’essere umano può essere capace, nonché per capire un po’ meglio ciò che i cambogiani hanno vissuto. Il museo è ospitato nel sito che in un passato molto recente era occupato dal centro di detenzione del regime dei Khmer Rossi, l’S-21; ancora oggi sono visibili i segni delle torture e delle uccisioni avvenute al suo interno. Alcuni dei pochissimi sopravvissuti accolgono i visitatori a fine percorso, per raccontare la loro storia e rispondere a eventuali domande; devo dire però che la persona presente nel giorno della nostra visita era un uomo ormai molto anziano, apparentemente poco lucido, e sinceramente abbiamo preferito evitare di fermarci: il dubbio che questi sopravvissuti vengano quasi obbligati a stare lì, nonostante la salute ormai delicata, un po’ ci è rimasto. Al di là di tutto, il museo vale certamente una sosta, se ve la sentite di affrontarlo. Costo: 5 dollari; la biglietteria chiude in pausa pranzo, ma se siete già all’interno potete continuare il vostro giro in tranquillità.

Un dettaglio del museo del genocidio di Phnom Penh

Come in tutto il sud-est asiatico, anche in Cambogia non mancano i mercati, ma personalmente non sono rimasta particolarmente impressionata, forse perché a questo punto del viaggio ne avevo già visitati tanti. Se volete comunque vederne uno, io sceglierei il Central Market di Phnom Penh, che è abbastanza grande; attenzione agli acquisti però, l’autenticità della merce griffata è tutta da verificare. Escluderei invece il Night Market, che ho trovato deludente (oltre al fatto che la strada per arrivarci era piuttosto buia); anche per quanto riguarda la parte gastronomica, credo siano molto più appetibili i ristoranti, comunque economici, rispetto alle bancarelle. A mio parere, per lo shopping sono più indicati i negozietti di artigianato e prodotti locali sia della capitale che di Siem Reap, dove potrete comprare abiti, accessori, spezie, gioielli… I proventi vengono spesso destinati a progetti sostenibili, orientati al supporto delle categorie in difficoltà e al benessere della comunità. Se non sapete bene dove andare, trovate una buona concentrazione di questo tipo di negozi sulla strada 240 a Phnom Penh (nella zona intorno all’Art Center), e vicino a Pub Street a Siem Reap.

Per finire, per rinfrescarvi durante le giornate torride, non guasta nemmeno la possibilità di passare un po’ di tempo nelle bellissime piscine – spesso dotate anche di bar – che si trovano senza problemi in hotel e ostelli di ogni categoria; si va da quelle più chic con vista sulla città a quelle più modeste ma festaiole degli ostelli. Qualunque sia la vostra preferenza, troverete quello che fa per voi.

Dove dormire

Non è difficile trovare hotel molto carini a prezzi abbordabili, e molti di questi hanno anche piscine e ristoranti di tutto rispetto. Per Phnom Penh, io consiglio l’Aquarius Hotel & Urban Resort, un quattro stelle con staff gentilissimo, una rooftop pool niente male e un ottimo ristorante; le camere sono minimal ma confortevoli. Nel caso di Siem Reap, leggermente più costosa, noi abbiamo alloggiato al LubD, ostello perfetto per chi desidera fare nuove amicizie e magari partecipare a tour organizzati, ma abbastanza tranquillo da permettere di riposare senza essere disturbati. Anche qui c’è la piscina, un bar e spazi comuni; la posizione inoltre è ottima.

Dove mangiare

La lista di posti dove mangiare potrebbe essere infinita: non mi stancherò mai di ripetere quanto sia eccezionale la cucina cambogiana, neanche se mi chiederete di smettere. Per fortuna, un limite me lo pone la quantità di ristoranti che abbiamo fisicamente avuto il tempo di provare, altrimenti chissà quanto sarebbe lungo l’elenco. Ricordo ancora una volta che in tutti questi ristoranti trovate piatti sostanziosi spendendo al massimo 4 o 5 dollari a pietanza!

Dove mangiare a Phnom Penh:

• Bassac Lane, una piccola stradina dove si sono concentrati diversi ristorantini e bar perfetti sia per la cena che per il dopo-cena. In particolare, provate i dumplings di Mama Wong’s.

Bassac Lane a Phnom Penh

• SUZY Time Café, un posticino carinissimo non lontano dal museo del genocidio. La formula della caffetteria è molto semplice: paghi in base a quanto tempo rimani, ma nel mentre puoi consumare tutti i caffè e tè che vuoi, accompagnandoli con dolcetti anch’essi compresi nel prezzo (anche fermandosi tutta la giornata, si paga un massimo di 5 dollari). Le ordinazioni si effettuano utilizzando bellissime carte colorate, senza bisogno di parlare, in modo da non disturbare la quiete del luogo.

• The Shop, piccolo bistrot dove si può gustare una cucina salutare, che mescola ingredienti locali a influenze francesi. Buonissime le quiche di verdure.

• David’s restaurant, dove potrete ammirare l’abilità – e la velocità – dello chef nel preparare montagne di noodles. Il locale è piuttosto famoso, ma l’attesa generalmente è breve.

• The Box Office, ottimo pub con una buona scelta di birre artigianali.

• Backyard Café, perfetto per un brunch o una merenda sani ma sfiziosi. I dolci e le bevande di frutta sono anche bellissimi da vedere.

• Eleven One, ristorante molto elegante ma economico dove viene servita cucina tipica cambogiana di ottimo livello.

Dove mangiare a Siem Reap:

• Pub Street è la via più famosa della città, ricca di ristoranti e locali di tutti i tipi. È molto turistica, ma se non sapete bene da dove iniziare potete farlo da qui, data l’ampia scelta.

• Tevy’s Place, ristorante di cucina tipica cambogiana, che vi rimarrà nel cuore anche per la storia di chi il locale l’ha fondato: uno di quei momenti toccanti che la Cambogia sa offrire.

• Footprint Café, un altro bellissimo posto per un brunch o un dolcetto e un caffè.

Il Footprint Café di Siem Reap

• Dialogue, altro esempio di ristorante-caffetteria che in Cambogia funziona molto bene. Perfetto sia per la colazione che per il pranzo.

• Pomme, per una cucina che mescola in maniera eccellente piatti locali e stranieri, il tutto accompagnato da ottime birre artigianali. Buonissimi i noodles saltati con verdure.

• New leaf, ristorante semplice ma elegante che propone una cucina locale e sostenibile. All’interno trovate anche oggetti fatti a mano che possono diventare dei fantastici regali da riportare a casa.

• Spoons, ristorante tipico molto raffinato, che si impegna a educare e insegnare a giovani studenti come lavorare nel settore della ristorazione e dell’ospitalità, per garantirgli un futuro.

Nel prossimo articolo, vi racconterò di una delle esperienze più belle che ho vissuto in questi mesi, la visita ai templi di Angkor. Non perdetevelo!

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