
Giallo, rosso, azzurro pastello, verde. Questa è la palette di colori di Hoi An, la “città delle lanterne”. Potrebbe essere uno dei luoghi più belli del Vietnam: ovunque vi giriate le deliziose caffetterie, i templi riccamente istoriati, i tipici sgabelli di plastica e le mura un po’ scrostate vi faranno venire voglia di scattare centinaia di foto. Quando cala la sera la magia è ancora più grande, con le barche che invadono il fiume e le luminarie di carta che si accendono in ogni angolo. Avrei potuto innamorarmi perdutamente di Hoi An se non fosse stato per un unico, enorme problema: la miriade di venditori e commercianti che opprime ininterrottamente il viaggiatore, impedendogli di godersi questo incanto anche solo per una frazione di secondo. Purtroppo non sto esagerando, l’insistenza e l’onnipresenza dei negozianti qui sono le peggiori che abbia visto in tutto il sud-est asiatico; eppure il Vietnam dovrebbe avere una delle economie più forti. Diverse volte sono stata letteralmente presa per il braccio e costretta a dar loro retta, nonché quasi obbligata ad acquistare la loro merce o a recarmi nella tale bottega; non si riesce a fare un passo senza che la cosa si ripeta ancora e ancora. Lo stress mentale non viene alleviato neppure mentre si è seduti in un locale, perché spesso si viene assaliti anche lì. Mi chiedo, è davvero impossibile per Hoi An un modello turistico differente? Io mi auguro che il Vietnam capisca che questo comportamento diffuso, che per ora sembra portare arricchimento, alla lunga potrà solo allontanare il visitatore. La città certamente non merita questo.


Il centro storico di Hoi An è un vero gioiello, pieno com’è di edifici storici decorati dalle magnifiche lanterne per le quali la cittadina è famosa. Molte abitazioni sono state oggi riconvertite in negozi e caffetterie, ma altre conservano la loro funzione originale e sono aperte al pubblico; esiste un biglietto cumulativo che permette l’accesso a cinque siti a scelta tra una lista di 23 totali. Potrete quindi visitare templi, sale di assemblea, case comunitarie, musei, ma anche laboratori di artigianato e associazioni culturali. Attenzione però, mentre alcuni siti valgono una sosta, altri sembrano un po’ delle trappole per turisti – tanto per cambiare – che vengono alla luce solo una volta sprecato uno dei preziosissimi cinque timbri; può capitare che oltre la soglia ci sia ben poco da vedere, oppure che alla fine di un rapido percorso vi aspetti l’ennesimo negozio di souvenir. Quando abbiamo acquistato il biglietto, non capendo bene come funzionasse e volendo consigli sugli imperdibili della lista abbiamo provato a chiedere aiuto allo staff dell’ufficio del turismo, ma non siamo riusciti a ottenere alcuna risposta, e anche sul resto se ne sono un po’ approfittati giocando sul cambio dollaro-dong. Senza dubbio posso dirvi che secondo me non vale la pena usare uno dei timbri per visitare l’interno del ponte giapponese coperto, simbolo della città; l’architettura del ponte è ben visibile dall’esterno, mentre la minuscola stanza alla quale si può accedere solo con il biglietto credo non aggiunga nulla all’esperienza.


Insomma, in mezzo a tante meraviglie purtroppo si incappa anche in qualche fregatura, ma questo purtroppo è qualcosa che si deve mettere in conto quando si va in Vietnam, ora come ora. Se la deliziosa architettura cittadina non basta a farvi dimenticare dei problemi di Hoi An, forse ci riuscirà una pausa in una delle tantissime caffetterie del centro; per fortuna qui il caffè difficilmente delude. I vietnamiti lo preparano in molti modi, da quello nero tradizionale a quello com il tuorlo d’uovo tipico di Hanoi. Persino io, che non potrei berlo perché mi fa venire la tachicardia (sigh!), ho fatto diversi strappi alla regola durante la mia permanenza nel Paese… Dopo ho sofferto, ma ne valeva la pena. E poi in Vietnam i locali spesso hanno le sedute rivolte verso l’esterno, l’ideale per fare un po’ di people-watching. Io ho adorato in particolare Reaching Out, dove gli eccellenti tè e caffè sono accompagnati da buonissimi dolcetti e serviti in tazzine o bicchieri elegantissimi che potete anche acquistare. Da Reaching Out si comunica con lo staff solo tramite mattoncini di legno, carta e penna, perché il progetto di questa sala da tè è quello di includere persone non-udenti e fornire loro opportunità lavorative ed educative; gli stessi servizi da tè sono spesso realizzati da persone con disabilità. Un esempio positivo che spero altri decidano di seguire.

Per un pasto più sostanzioso, potete provare Madame Khan, che offre succulenti banh mi – le tipiche baguette farcite vietnamite – a prezzi estremamente economici. In cerca di qualcosa di ancora più “local”? Lungo il fiume trovate Vy’s Deli, ristorantino in realtà molto turistico che propone però anche piatti tipici di Hoi An; assaggiate i white rose, una sorta di gnocchi ripieni avvolti in carta di riso (commestibile) quasi trasparente, a ricordare la forma di un fiore, oppure il cao lau, a base di maiale, verdure e noodles di riso. I prezzi di Vy’s Deli sono leggermente più alti per via della posizione centralissima, ma comunque molto economici per i nostri standard. In alternativa c’è Mót, sala da tè con un menù salato ridotto ma di tutto rispetto; probabilmente vedrete la fila fuori perché la loro speciale bevanda fredda è molto popolare tra i turisti, ma generalmente i clienti prendono il tè “da passeggio”, quindi l’attesa non dovrebbe essere troppo lunga.
Se il meteo lo consente, avete anche la possibilità di raggiungere facilmente la spiaggia, non troppo lontana dal centro. Noi purtroppo non ci siamo riusciti a causa delle abbondanti piogge, che hanno portato oltre al freddo – sensazione ormai dimenticata dopo quasi tre mesi nel sud-est asiatico – un parziale allagamento delle strade cittadine; ricordate infatti che nella stagione monsonica Hoi An è facilmente soggetta ad allagamenti e alluvioni a causa della sua conformazione. Rispetto al resto del sud-est asiatico, inoltre, alcune zone del Vietnam possono essere molto fresche: mettete in valigia qualche indumento un po’ più pesante.
Come arrivare
Hoi An è facilmente raggiungibile dall’aeroporto di Da Nang e da Hue, dove si trova la meravigliosa cittadella imperiale della quale vi parlerò nel prossimo articolo. La tratta da Hoi An a Hue è coperta sia dall’autobus che dal treno; il bus è più rapido, ma il percorso del treno è molto panoramico e costa meno di 10€.
In conclusione, nonostante Hoi An abbia molti difetti rimane una città memorabile, che non dovrebbe mancare nella lista del viaggiatore di passaggio nel Vietnam centrale. La sua architettura, la sua storia e l’abilità dei suoi artigiani sono parte integrante dell’essenza vietnamita, e per questo Hoi An andrebbe valorizzata con un modello di accoglienza differente, che sappia promuovere le sue ricchezze in maniera intelligente e più efficiente. Con gli opportuni accorgimenti si potrebbe creare una realtà ancora più accativante e attraente per il turista in cerca di esperienze autentiche e slow, a contatto con la comunità. Incrociamo le dita.
