Beppu – la bocca degli inferni

Beppu è la porta d’accesso al Kyushu per i viaggiatori che arrivano dal mare. Una città tranquilla e forse un po’ sonnolenta, amata dai giapponesi per le decine di onsen – le stazioni termali – che ospita. La sua importanza come capitale termale non è un caso: se l’intero Kyushu è una delle maggiori zone vulcaniche nipponiche, questo territorio in particolare è caratterizzato da diversi fenomeni di vulcanismo secondario; fumarole, solfatare e sorgenti calde costituiscono una fonte di inestimabile ricchezza per gli abitanti locali, che da tempo hanno imparato a sfruttare queste risorse a proprio vantaggio. Non è raro vedere nuvole di vapore bollente fuoriuscire dai comignoli degli onsen o addirittura dai tombini e dai canali di scolo, soprattutto nel periodo invernale; un panorama famosissimo nel Paese, che non potrebbe esistere senza la forza della natura. Io non sono qui per le terme, a dire il vero; nonostante sia la mia terza volta nel Paese non sono ancora riuscita a vincere l’imbarazzo e ad accettare l’idea di fare il bagno nuda insieme a persone sconosciute (del resto faccio fatica anche a mettermi in costume per andare al mare o in piscina). Mi trovo a Beppu perché è una delle località più importanti del Giappone meridionale e sono curiosa di vedere i suoi celebri jigoku… Oltre al fatto che il suo nome mi ha sempre fatto sorridere, lo ammetto.

Umi no jigoku, “l’inferno del mare”, così chiamato per il suo colore azzurro intenso

I sette inferni – in giapponese “jigoku” – sono caratterizzati da diversi fenomeni di origine vulcanica. Si possono raggiungere con molti bus in partenza dalla stazione di Beppu, anche se non è facile decifrare le tabelle con gli orari; io ho fatto decisamente più fatica a capirci qualcosa rispetto a tante altre località, complice anche una conoscenza dell’inglese che mi è sembrata più scarsa (unita al mio giapponese assai povero). Se siete in dubbio, seguire la coda può essere una buona idea: l’Umi no jigoku è la destinazione più popolare, nonché il primo inferno che si incontra arrivando dalla città.

È importante sapere che i jigoku sono presentati in maniera molto turistica, che può piacere o non piacere. Credo che visitarne qualcuno sia gradevole, ma non penso valga la pena spendere un’intera giornata per vederli tutti, a meno di non viaggiare con i bambini, che sicuramente si divertiranno ad ammirare i coccodrilli dell’Oniyama o il geyser del Tatsumaki, oppure ancora a cucinare qualche spuntino sfruttando i vapori del Kamado. Se desiderate accedere ai sette inferni esiste un biglietto cumulativo da 2000 yen (circa 13€ al cambio attuale); in alternativa potete scegliere quelli che più vi interessano e acquistare i singoli ingressi a 400 yen l’uno.

Tra i preferiti dei visitatori, l’Umi no jigoku – letteralmente “inferno marino” – è il più grande, ed è così soprannominato per il colore azzurro intenso delle sue acque fumanti; subito accanto abbiamo l’Oniishibozu con le sue pozze di fango che ribollono violentemente. Completa la top three il Chi no ike, lo “stagno di sangue”, contrapposto all’Umi per il colore rossastro del suo lago. Quest’ultimo è più lontano rispetto agli altri due, pertanto deve essere raggiunto con un altro autobus. Molti degli inferni offrono anche la possibilità di fare un pediluvio rilassante nelle acque termali; se non avete un asciugamano con voi potete noleggiarlo in loco.

Chi no Ike, lo “stagno di sangue”
Oniishibozu, caratterizzato da pozze di fango bollente e scoppiettante

Coloro che non amano i trattamenti benessere e non sono interessati né alle terme né alla possibilità di fare le sabbiature – popolari nella prefettura di Oita, della quale fa parte la città – potranno comunque trascorrere piacevolmente a Beppu un paio di giorni in pieno relax. Oltre alla visita degli inferni (nei quali non è possibile immergersi date le temperature bollenti), dedicatevi a una passeggiata nel parco cittadino, ammirando le sue fioriture di pruni, ciliegi o peschi a seconda della stagione, oppure attraversando la sua piccola foresta di bambù. E proprio il bambù costituisce un’altra grandissima risorsa per Beppu: i suoi artigiani hanno raggiunto nei secoli altissimi livelli di maestria nell’intaglio e nell’intreccio di questo materiale estremamente versatile e resistente. Scoprite quali opere straordinarie si possono creare presso il Bamboo Craft Center; spesso vengono organizzati laboratori a cui potete partecipare anche voi. Ingresso: 390 yen.

Ai birraioli come me suggerisco una cena da Beppu Brewery, dove potrete gustare ottima birra artigianale accompagnata magari da una tempura di pollo; un must della zona.

Se avete la possibilità di muovervi in maneira indipendente potrete inoltre godervi al meglio le bellezze naturali della prefettura, racchiusa tra mare e maestose montagne; più complicato è esplorare l’area con i mezzi pubblici, poiché serve tanto tempo a disposizione e un budget più elevato.

Gli artigiani di Beppu sono veri e propri artisti della lavorazione del bambù

Informazioni utili

Dalla punta meridionale dell’Honshu e dallo Shikoku potete raggiungere direttamente Beppu in traghetto, mentre arrivando dal resto del Paese probabilmente dovrete passare prima da Fukuoka, hub aeroportuale, ferroviario e stradale più importante del Kyushu. Per spostamenti tra Beppu e le altre città del Kyushu meglio prenotare il mezzo di trasporto in anticipo, soprattutto nel weekend; i posti sono limitati, almeno secondo la mia esperienza invernale. All’interno della città potete spostarvi a piedi e con l’autobus; per gli inferni esiste un pass apposito, il Kamenoi, che al prezzo attuale risulta conveniente già al terzo utilizzo (quindi se volete visitare solo alcuni degli inferni è comunque utile). Anche hotel e ostelli nel weekend esauriscono in fretta: muovetevi con anticipo per evitare brutte sorprese.

Lascia un commento