Per questo terzo viaggio in Giappone, che con i suoi tre mesi avrebbe chiuso il nostro anno sabbatico all’estero, avevamo deciso fin da subito di fare qualcosa di diverso. Non volevamo essere semplici turisti di passaggio, desideravamo un’esperienza che potesse lasciarci qualcosa in più, che ci permettesse di vivere davvero un luogo. Ed è così che abbiamo deciso di tornare per qualche settimana sui banchi di scuola, a rispolverare quel giapponese dimenticato, incontrando persone meravigliose e provando sulla nostra pelle la quotidianità di un Paese diverso.
La nostra scelta è ricaduta su Fukuoka, città principale del Kyushu nonché una delle più popolose del Giappone. Sarebbe stata l’occasione per vedere un posto nuovo, fuori dai classici itinerari turistici ma comunque ricco di opportunità. A Fukuoka infatti non ci si annoia: è abbastanza grande da offrire attrattive per tutti – dai residenti ai tantissimi studenti stranieri – ma è meno cara di Tokyo; le sue dimensioni sono inoltre sufficientemente ridotte da permettere di esplorare a piedi o con brevi tratti in metro o bus le aree centrali. Trovata quindi la scuola giusta per noi e un piccolo appartamentino, eravamo pronti per questa nuova avventura.

Fukuoka è il cuore del Kyushu, il suo maggiore hub aeroportuale e ferroviario. Le due aree principali, dove si concentrano negozi, ristoranti, hotel e locali di intrattenimento, si sviluppano intorno alle stazioni di Tenjin e Hakata; alloggiare in uno di questi due quartieri permette di avere tutto a portata di mano, e non a caso molti appartamenti e residenze – turistiche o per studenti – si trovano qui. Ovviamente si tratta delle zone più care a Fukuoka: il prezzo minimo che ho trovato per un appartamento per due persone a marzo 2023 (un mese di pernottamento) era sopra i 2000€. Spostandosi al di fuori di Tenjin e Hakata si riesce a risparmiare qualcosina; noi abbiamo soggiornato a Chiyo, appena oltre il fiume Mikasa, spendendo circa 950€ totali per l’intero mese. Inutile a dirsi, gli spazi erano veramente minuscoli, ma dal Giappone ormai sapete cosa aspettarvi. In venti minuti a piedi comunque riuscivamo a raggiungere la stazione di Hakata, in trenta la nostra scuola a Tenjin, quindi la posizione era abbastanza buona.
Per quanto riguarda il clima, Fukuoka ha una stagionalità simile alla nostra ma con temperature leggermente più calde; l’inverno può essere comunque freddo, ma con l’arrivo della primavera le giornate sono già tendenzialmente più piacevoli rispetto al nord Italia.

Una delle prime esperienze che probabilmente vorrete fare a Fukuoka è gustare la sua rinomata cucina, magari iniziando con un bel ramen. La città è infatti la patria indiscussa del celebre piatto: è qui che sono nate le due catene più famose del Paese, Ichiran e Ippudo, portatrici del ramen in stile hakata nel resto del Giappone (e del mondo). Per molti giapponesi l’hakata, con il suo brodo tonkotsu – cioè di ossa di maiale – è IL ramen per eccellenza; immaginate con che trepidazione aspettavo l’arrivo a Fukuoka, avevo già l’acquolina in bocca. Purtroppo nonostante io ami il tonkotsu ramen ho scoperto che la sua versione originale non mi piace affatto, il sapore e l’odore sono troppo intensi per il mio gusto personale… Moltissime altre persone che ho conosciuto però lo hanno adorato, quindi fate almeno un tentativo in uno dei numerosissimi locali che lo propongono. Se siete indecisi, il centro commerciale Canal City ospita il Ramen Stadium, un’intera area dedicata a questo piatto, oppure potete dare un’occhiata all’altrettanto ampia selezione del centro commerciale sopra la stazione di Hakata.
Egualmente conosciuto e riconosciuto come prelibatezza locale è il motsunabe, piatto hotpot a base di trippa o frattaglie (generalmente intestino di manzo); devo dire che in questo caso sono stata sorpresa in positivo, non credevo che mi sarebbe piaciuto e invece l’ho trovato delizioso. I ristoranti che propongono il motsunabe sono solitamente di piccole dimensioni e molto gettonati, quindi preparatevi a fare un po’ di coda.
La sera nel quartiere di Tenjin noterete poi alcune bancarelle temporanee allestite sotto tendoni trasparenti: sono gli yatai, piccoli ristoranti che vengono montati e smontati ogni giorno dove ci si può sedere a gustare street food cucinato sul momento. Anche questa è un’esperienza tipica da provare a Fukuoka, ma è bene sapere che gli abitanti della città ritengono gli yatai molto turistici sia a livello di qualità che di prezzo. Parola di Naka-sensei.
In alternativa, ecco quattro locali che vi consiglio per il pranzo, la cena o l’aperitivo:
• Tsukemen Kanetora, Tenjin. Per provare appunto gli tsukemen, una sorta di versione fredda del ramen dove il brodo bollente è sostituito da una salsa molto densa e saporita.
• Eifuku, Tenjin. Un altro ristorantino di tsukemen ma dall’atmosfera completamente diversa. Ci sono solo cinque posti a sedere, il proprietario è molto socievole e cerca di far sentire tutti a proprio agio nonostante la barriera linguistica. Al nostro amico francese Simon, che riusciva ad attirare istantaneamente le simpatie del personale di tutti i locali dove andavamo, ha addirittura regalato un cd dopo una chiacchierata sulla musica. Gli tsukemen di Eifuku sono semplici e meno elaborati di Kanetora ma comunque ottimi, genuini. Super consigliato.

• Sanuki Udon Shinari, Otemon, zona del parco Maizuru. Non proprio un ristorante tipico di Fukuoka, dato che i sanuki udon vengono dallo Shikoku (vi ricordate? Ve ne avevo parlato qui: Shikoku – il Giappone da scoprire), ma questo piccolo locale propone piatti così buoni che non potevo non citarlo. La lunghissima attesa per riuscire ad avere un tavolo viene ampiamente ripagata dalla qualità; è forse il mio ristorante preferito tra quelli testati in questi mesi in Giappone e senza dubbio uno dei migliori di sempre. Provate gli udon al curry nero e quelli in brodo con tempura: semplicemente favolosi.
• L’ultimo locale che vi suggerisco è un po’ più difficile da trovare perché su Maps è indicato solo con il nome in giapponese: 味路地夜市(アジロジ). Credo che venga chiamato semplicemente Ajiroji, ma vi conviene utilizzare l’indirizzo (Chuo Ward, Nishinakasu, 1−4 プロスペリタ西中洲2 八階) dato che questo rooftop bar è nascosto all’ultimo piano di un edificio poco appariscente. Durante il mese passato a Fukuoka ci abbiamo trascorso molte serate con i nostri compagni di classe, è un posto ottimo per bere qualcosa ma anche per mangiare stuzzichini giapponesi, cinesi o coreani. L’atmosfera è allegra e colorata, quindi non darete troppo nell’occhio neanche se sarete decisamente rumorosi per gli standard nipponici, anzi qualcuno potrebbe attaccare bottone incuriosito. Accomodatevi sulla terrazza con le lanterne per una vista sulla città.

E dopo aver nutrito il corpo si può nutrire anche lo spirito: perché non fare una tappa al Museo d’Arte di Fukuoka, all’interno del parco Ohōri? Il biglietto è economico (200 yen) e il museo vale una sosta, io ho scoperto diversi artisti molto interessanti grazie a questa visita. Oppure ancora ci si può fermare qualche ora al Dazaifu Tenmangu, uno dei santuari shinto più importanti del Giappone, dedicato alla divinità della cultura, dell’apprendimento e delle arti, Michizane. Il complesso del Dazaifu è uno dei luoghi più popolari nei dintorni per ammirare la fioritura dei susini e dei ciliegi.
A tal proposito, se vi trovate nel Kyushu nel periodo della sakura vi farà piacere sapere che in aggiunta al Dazaifu ci sono moltissimi altri posti a Fukuoka perfetti per godervi la fioritura, anzi Fukuoka è probabilmente una delle città del Giappone meridionale che offre più opportunità in tal senso. Oltre al parco Ohōri e al Maizuru, polmone verde del centro cittadino, potete fare un salto al più piccolo e tranquillo Nishi oppure all’Uminonakamichi, lungo il mare; presso quest’ultimo potete anche noleggiare delle biciclette e pedalare tra i viali alberati, immergendovi in questo meraviglioso mare rosa.


Poter finalmente assistere allo spettacolo della sakura è stata un’emozione incredibile; ogni giorno aspettavo notizie del primo timido sbocciare dei fiori mentre osservavo i preparativi per i festeggiamenti. E all’improvviso tutto si è tinto di rosa arrivando al culmine della fioritura, i corsi d’acqua e le strade si ricoprivano di petali e migliaia di persone si riversavano nei parchi con le loro coperte da pic nic. Solo quest’anno mi sono resa conto della quantità enorme di ciliegi che crescono nel Paese: ovunque si guardi si scorge almeno una piccola macchia rosa, in città come in campagna. In questo mio terzo viaggio in terra nipponica ho davvero compreso quanto sia importante questo evento per il popolo giapponese, e anche io sono stata ammaliata dalla magia.

Nel periodo della fioritura potrete ovviamente acquistare moltissimi souvenir a tema, ma in generale in qualsiasi periodo dell’anno non è difficile trovare qualcosa di proprio gradimento a Fukuoka, anzi. Date un’occhiata alle lunghissime gallerie commerciali delle stazioni di Tenjin e Hakata, oppure fate un salto al centro commerciale Canal City (Tenjin) e Kitte (Hakata). Se siete fan di robot giganti e simili non perdetevi LaLaPort: è un po’ distante dal centro, ma il suo Gundam a grandezza naturale è un’attrazione per molti turisti. In momenti della giornata specifici potete anche vederlo muoversi.
Per chi volesse cimentarsi a sua volta con un corso di lingua, a Fukuoka si possono trovare diverse accademie che organizzano corsi di giapponese per stranieri. Io mi sono iscritta alla Meiji Academy, piccolissima scuola con sede in Tenjin. Non è una di quelle accademie con spazi multifunzionali e numerose attività per il tempo libero come potrebbe essere la Genki o gli istituti affiliati a specialisti del settore vacanze studio come la EF; queste vanno prenotate con largo anticipo perché sono le più famose, le più attrezzate e si rivolgono al pubblico di diversi Paesi. La Meiji è molto più modesta, ma comunque sono rimasta abbastanza soddisfatta dei corsi e degli insegnanti, è stata una bellissima esperienza. Per un mese di corso ho speso circa 950€; viene richiesta una permanenza minima di due settimane.
Da questo mese trascorso a Fukuoka ho riportato in Italia tantissimi bei ricordi: nuovi amici, un angolo di Giappone che per un po’ ho potuto chiamare casa, la soddisfazione di essermi messa alla prova con una nuova sfida – non vi dico che fatica questa full immersion in una lingua che non parlavo da otto anni -, l’aver finalmente visto la fioritura dei ciliegi e molto altro. Sicuramente un mese che non dimenticherò e che porterò sempre nel cuore, perché tutti i viaggi ti cambiano, ma alcuni più di altri. Un grazie enorme a chi ha fatto parte di questo piccolo pezzetto di vita e anche a chi mi ha letto fin qui.


