Kyoto ieri e oggi – la città più bella del mondo

Kyoto è stata il mio primo incontro con il Giappone, il luogo che mi ha fatta innamorare di questo Paese meraviglioso. Questo ritorno era al tempo stesso atteso e temuto, perché sapevo che sarebbe stato difficile replicare la magia della prima volta; erano passati otto anni, era cambiata lei ed ero cambiata anch’io. Dopo quel primo viaggio Kyoto era diventata la mia città preferita al mondo: avevo una paura folle di dover cambiare idea. La bellezza delle sue centinaia, forse migliaia di templi e santuari sarebbe certamente stata ancora lì, ma la meraviglia della nuova scoperta? Un ingrediente fondamentale che non avrei più potuto avere in questa occasione. Eppure non potevo che rivederla, il richiamo dell’antica capitale nipponica era troppo forte. Eccomi dunque trepidante a camminare nuovamente tra le sue vie e i suoi mercati, a respirare il profumo del muschio e del legno dei suoi giardini, a sentire sotto il piede nudo il soffice tocco dei tatami. A inseguire le tracce di quell’incantesimo che spero non si sia spezzato.

Il Kinkaku-ji, o “tempio del padiglione d’oro”, è uno dei templi più conosciuti di Kyoto, nonché dell’intero Giappone

Il ricordo più bello che ho di Kyoto, in quella fine di settembre del 2015, l’ho vissuto al Kennin-ji, tempio buddhista conosciutissimo dai locali ma meno frequentato dai turisti internazionali. Cadeva una pioggia leggera che picchiettava delicatamente sul tetto, l’odore di una giornata ancora estiva si mescolava a quello del legno e del tatami; un monaco meditava in quest’oasi di pace assoluta. Alle sue spalle un magnifico paravento decorato, di fronte a lui un altrettanto magnifico giardino roccioso. Questo insieme di suoni, colori e profumi che mi aveva folgorata sono per me ancora oggi l’immagine del Giappone. Stavolta è inverno, ma anche oggi piove; l’olfatto percepisce una leggera differenza e sotto i piedi il pavimento è freddo, ma l’emozione è la stessa. Non mi sono sbagliata, questo è il mio angolo preferito di Kyoto.

Continuo a ripercorrere i passi della memoria e arrivo allo Shoren-in. Si gela, ma il contrasto tra il nero delle lanterne di pietra, il bianco della neve e il blu dell’acqua è ancora più bello della prima volta; le macchie scarlatte delle carpe Koi aggiungono un ulteriore tocco di colore alla tavolozza. Per pranzo vado al Nishiki Market, dove mi accorgo che qualcosa è cambiato: tutto mi sembra più turistico – ci sono addirittura gli annunci in inglese adesso – e questo un po’ mi dispiace, ma poi addento una deliziosa korokke, avvisto il mio negozio preferito (Lupicia, imperdibile per gli amanti del tè) e perdono Kyoto per questo piccolo tradimento. Il fascino del grande mercato coperto rimane praticamente intatto, intaccato solo da quel pizzico di gelosia che provo perché non vorrei condividere tutto questo bendidìo con nessun altro.

Finiti gli acquisti mi dirigo verso Gion, il quartiere delle geisha, ma è ancora presto; le vie e i locali si animeranno più tardi, verso l’ora di cena. I ristoranti e le sale da tè più esclusivi si trovano qui e a Pontocho, poco lontano. C’è anche qualche opzione meno costosa, ma in questo momento sono qui per ammirare l’architettura delle case tradizionali allineate lungo il fiume; in estate molte di queste offriranno la possibilità di sedersi ai tavoli allestiti su piattaforme galleggianti sulle acque del Kamo.

Il Ginkaku-ji è invece il “tempio del padiglione d’argento”, ma in questo caso la lamina d’argento non è mai stata applicata

Il giorno seguente decido di visitare un tempio meraviglioso, che avevo inspiegabilmente saltato nel corso del primo viaggio: il Ginkaku-ji, il “tempio del padiglione d’argento”. Per arrivarci percorro il sentiero del filosofo, che si sviluppa lungo un placido canale; in inverno gran parte delle caffetterie qui sono chiuse, ma il silenzio che deriva dalla mancanza della folla ben si presta a una quieta contemplazione, in sintonia con un soprannome così poetico. Non appena sarà primavera, il sentiero si riempirà del chiacchiericcio di centinaia di visitatori, perché questo luogo è uno dei più amati di Kyoto per ammirare la fioritura dei ciliegi. Il Ginkaku è una bellissima sorpresa, e diventa subito uno dei miei (tanti) templi preferiti. La lamina d’argento che avrebbe dovuto ricoprirlo non è mai stata usata; si dice che il padiglione sia rimasto così come lo vide per l’ultima volta il suo committente. Forse è proprio questo suo essere incompleto a renderlo così affascinante.

Torno nella zona di Higashiyama per esplorare Ninenzaka, probabilmente la stradina più fotografata di Kyoto; le botteghe e le caffetterie sono squisite, ma purtroppo la quantità di persone rende l’area ormai invivibile anche a febbraio – non oso immaginare come sarà nei mesi successivi! Forse all’alba c’è ancora qualche speranza di godersela e scattare qualche foto in solitaria, ma in questo momento mi sento soffocare. Per lo stesso motivo so già che questa volta eviterò il Kiyomizu-dera, altra immagine famosissima della città; sono certa che ci sarà il caos. Mi limito a percorrere la salita che porta al tempio, ricca di negozietti che vendono snack dolci e salati, ammirando in lontananza il profilo dei tetti e delle pagode. Torno indietro e cammino fino al Ryozen, con la sua enorme statua dedicata alla dea Kannon. Prima di rientrare in hotel, mi fermo un attimo al Sanjusangendo, per rendere ancora omaggio a Kannon, qui rappresentata in 1001 sculture dorate.

Ninenzaka e le vie circostanti sono ricche di botteghe e locali tradizionali. Peccato per la folla!

Ma la “città dei mille templi” non è soprannominata così per caso; pur citando solo alcuni dei santuari maggiori, ce n’è abbastanza per tenersi impegnati per parecchi giorni, senza contare poi tutto ciò che esula dalla sfera religiosa. Nel pantheon delle celebrità non può mancare quindi il Kinkaku-ji, il “tempio del padiglione d’oro”: una visione incredibile in qualsiasi stagione. Il riflesso del padiglione nelle tranquille acque del lago ispira ammirazione e reverenza nel visitatore, che sia la prima o l’ennesima volta. Anche qui le sensazioni del passato ritornano immutate, e sono felice.

Attraverso la città e raggiungo il Fushimi Inari Taisha, famoso per le sue migliaia di torii arancio vivo che creano una sorta di volta coperta lungo tutto il percorso. Arrivare al santuario principale non è complicato; volendo potrei proseguire la salita ed esplorare l’intero complesso, che si arrampica per tutta la montagna, ma sono troppo pigra per farlo. Anche stavolta per scattare la foto giusta devo insistere e pazientare, ma ne vale la pena.

La galleria di torii del Fushimi Inari

A nord-ovest di Kyoto mi aspetta ancora Arashiyama, con la sua foresta di bambù. Ora ci sono persino più turisti, ma la mattina presto è possibile godersela in relativa tranquillità e con la luce migliore. E quando i visitatori sono troppi, basta allontanarsi di qualche passo per ritrovare un po’ di pace: Arashiyama ha molto altro da offrire. Oggi non ho voglia di vedere altri templi, quindi decido di fare una passeggiata nel Kameyama Koen, un parco immerso tra le dolci montagne che circondano la città; dal punto panoramico la vista abbraccia il fiume e parte della valle sottostante, stupenda in particolare nei suoi colori autunnali.

Il mio ultimo giorno nel Kansai, la regione a cui appartiene Kyoto, ne approfitto per rivedere anche la città che la precedette nel ruolo di capitale del Paese, Nara. La raggiungo in poco più di mezz’ora di treno, e appena esco dalla stazione vengo circondata da cerbiatti curiosi; qui sono animali sacri, che girano liberi per le strade. Quando capiscono che non ho crackers per loro nelle tasche si allontanano, inseguendo in qualche caso bambini alternativamente divertiti o terrorizzati. Mi concedo una sosta al Todai-ji, il tempio principale; avevo dimenticato quanto fosse imponente, ma del resto al suo interno custodisce un’enorme statua di Buddha, una delle più grandi del mondo. Mi attardo ancora un po’ a esplorare gli altri santuari ed è ora di tornare indietro. Domani dovrò salutare di nuovo Kyoto.

Ora che sono arrivata alla fine della permanenza ho le mie risposte. La magia della prima volta è impossibile da ricreare, perché il Giappone non è più un luogo tutto da scoprire. Qualcosa è cambiato, in alcuni casi in peggio: i prezzi sono aumentati e il trasporto pubblico, che qui avviene quasi totalmente tramite autobus, non riesce a reggere il grande afflusso turistico, risultando in mezzi spesso troppo pieni. Però non ho cambiato idea, Kyoto occupa un posto speciale nel mio cuore e continuerà a farlo; la amo follemente.

La foresta di bambù di Arashiyama
La vista dal Kameyama Koen

Dove mangiare

Kyoto è talmente ricca di ristoranti di ogni tipo e livello da rendere difficile consigliare un locale al posto di un altro. Se non avete problemi di budget vorrete probabilmente provare la cucina kaiseki, il top assoluto, ma per un’esperienza più economica e comunque autentica io suggerisco Tsubomi, minuscolo ristorantino specializzato principalmente in okonomiyaki e takoyaki. In realtà è una sorta di izakaya molto alla buona, dove i tantissimi clienti abituali vanno a rifocillarsi dopo una giornata di lavoro; l’atmosfera è familiare, tutti sono allegri e rumorosi e il proprietario sarà ben felice di spiegarvi il menù, nonostante parli poco inglese. Provate il negiyaki, la specialità della casa. Oppure fate un salto da Ramen Mugyu vol. 2 per una bella ciotolona di ramen fumante. Per chi vuole avere tanta scelta concentrata in un unico spazio, una buona opzione è data dalla stazione di Kyoto, una delle più belle del Giappone. Gli amanti della caffeina apprezzeranno inoltre %Arabica, piccola catena della quale vi avevo già parlato nell’articolo dedicato a Kuala Lumpur, nata proprio in Giappone.

Trasporti

Per arrivare a Kyoto è possibile ovviamente sfruttare l’eccellente rete ferroviaria giapponese, oppure gli autobus di Willer Express, più lenti ma molto più economici del treno (da Tokyo ci vogliono circa otto ore, al costo di 32€). In città vi sposterete principalmente con i bus urbani, che ora funzionano in gran parte con una flat fare; se il sistema di pagamento vi confonde, potete acquistare i biglietti giornalieri da 700 yen (ma vedrete che sarà facile prenderci la mano). La metropolitana può servire per alcune destinazioni, ma non è sempre utile. Il Fushimi Inari si raggiunge più facilmente con il treno.

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