6 agosto 1945, ore 8:15, Hiroshima. La storia dell’umanità sta per cambiare per sempre, così come le vite di migliaia di giapponesi. Avvicinandosi al Memoriale della Pace, viene spontaneo volgere gli occhi al cielo e cercare di immaginare quella mattina d’estate, quell’attimo prima che Little Boy colpisse la città con tutta la sua potenza distruttiva. Ma come si può comprendere un simile orrore? La mente fatica a realizzare la portata di una tale tragedia osservando la tranquilla e moderna cittadina che si erge davanti ai suoi occhi. Accanto all’edificio in rovina trovo in effetti qualcuno che sostiene che il governo giapponese avrebbe dovuto lasciare una traccia più tangibile, una fascia di terra di diversi chilometri rasa al suolo, così com’era dopo l’impatto; una sorta di Ground Zero. Un uomo ormai anziano che si reca tutti i giorni al Memoriale disapprova apertamente l’operato delle istituzioni, a suo dire troppo amichevoli con gli americani; il messaggio di pace comunicato dalle installazioni nel parco, afferma, non è abbastanza, mentre i suoi connazionali sembrano interessati solo a farsi un selfie commemorativo più che a capire. Altri hanno lasciato cartelli di protesta contro il nucleare. Dopo tutti questi anni il tema ancora divide, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare. Ciò che unisce però è la commozione che si prova leggendo le testimonianze strazianti dei sopravvissuti, custodite all’interno del Museo della Pace: tracce intangibili eppure tremendamente pesanti, che colpiscono dritte al cuore. Lo scopo primario di luoghi come questo – conservare il ricordo della tragedia e spingere alla riflessione profonda – supera ogni dissapore.

Se una visita al museo e ai luoghi della memoria è un momento imprescindibile per qualunque viaggiatore di passaggio, sarebbe però riduttivo pensare che Hiroshima, faticosamente ricostruita sulle proprie ceneri, sia solo la città vittima della prima bomba atomica. La sua identità è infatti molto altro: è la Mazda, la passione per il baseball e il suo essere la patria dell’okonomiyaki, ma soprattutto, nell’immaginario comune, è il luogo dove sorge il Santuario di Miyajima, il cui celebre torii galleggiante è considerato una delle tre vedute più belle del Giappone. Poco importa che tecnicamente Itsukushima, vero nome dell’isola che ospita il santuario, sia situata al largo delle sue coste e faccia parte della prefettura ma non della città vera e propria: la presenza del Miyajima è una delle ragioni principali per le quali i viaggiatori scelgono di visitare Hiroshima, al pari del Memoriale e del Museo della Pace. Anche io sono qui per ammirare il torii arancio vivo, che durante l’alta marea sembra fluttuare nel blu del Mare Interno di Seto; il livello dell’acqua non è ancora ottimale al mio arrivo, ma questo mi dà l’opportunità di sistemarmi su una piccola scalinata deserta accanto al punto di maggiore ressa per scattare qualche foto senza folla, prima che i gradini vengano inghiottiti dal mare.
Il santuario non è la sola star dell’isola: anche qui, come a Nara, piccoli gruppetti di cerbiatti girano liberi nei pressi del territorio sacro del santuario, in cerca di cibo. Attenzione però, a differenza dei cugini questi cervidi all’apparenza innocui sono più selvatici, pertanto è più prudente non accarezzarli e non dargli da mangiare. Meglio inoltre tenere d’occhio tasche e zaini, perché la loro curiosità – e impertinenza – è forte. Una passeggiata nei boschi dietro al tempio conclude per molti turisti la giornata a Itsukushima, soprattutto nel periodo autunnale, dato che Miyajima è anche una delle destinazioni più popolari per ammirare il foliage. La meraviglia di questo spettacolo scarlatto ha addirittura ispirato un popolarissimo dolcetto locale, il momiji-manju: la fila per assaggiare il dolciume a forma di foglia d’acero è lunghissima in qualsiasi stagione.

La mia avventura isolana non è ancora finita. Ho deciso di effettuare un’escursione al monte Misen, la vetta più alta dell’isola. Sebbene la cima si trovi a poco più di 500 metri sul livello del mare, la vista di cui si gode alla fine della scalata si apre su tutta la baia, fino alla città di Hiroshima nelle giornate limpide: la mia passione per la fotografia mi spinge a tentare l’impresa. Per arrivare alla vetta si possono percorrere tre sentieri o utilizzare la cabinovia; in uno slancio di ottimismo opto per il Daisho-in, che online viene descritto come meno ripido e più panoramico, usando termini ingannevoli come “passeggiata” e “piacevole”. Errore mio, la scelta di queste parole di solito è il preludio di un incubo. I 90 minuti di gradoni irregolari a salire, senza vista panoramica, mi mettono tuttora il dubbio di aver sbagliato sentiero. Con il senno di poi penso che avrei potuto prendere la cabinovia; la camminata dalla stazione di discesa alla cima vera e propria sarebbe stata comunque di una ventina di minuti, abbastanza da non farmi sentire in colpa per la pigrizia. Un consiglio per qualunque soluzione scegliate: indossate scarpe comode e portatevi uno spuntino da gustare davanti al meraviglioso scenario, non ci sono punti ristoro sul monte.

Info e prezzi
Se avete un po’ di tempo libero, a Hiroshima potete visitare anche lo Shukkeien, giardino molto amato che servì da rifugio per i feriti durante il bombardamento. Dalla stazione dei treni potete raggiungerlo a piedi in cinque minuti. Ingresso: 260 yen.
Museo della Pace: 200 yen. Il parco e il Memoriale sono gratuiti.
Santuario di Miyajima: 300 yen. L’accesso all’area del torii è gratuito, ma controllate gli orari delle maree per cogliere il momento di massimo splendore. Per arrivare all’isola da Hiroshima potete prendere il treno o il tram fino alla stazione di Miyajimaguchi e da lì il traghetto (360 yen a/r). Il tram è più economico ma ovviamente più lento rispetto al treno.
Cabinovia monte Misen: 1100 yen a tratta, è previsto uno sconto se si acquista un biglietto di andata e ritorno.
Dove mangiare
Hiroshima è famosa per la sua particolare variante dell’okonomiyaki, diverso da quello che potete assaggiare nel resto del Paese. Per qualcosa di alternativo, provate i mazemen di Okkondou, vicino al Memoriale della Pace: vi garantisco che vi innamorerete di questi saporitissimi noodles. A Itsuskushima andate invece da Zipang e ordinate l’anguilla, le ostriche e le sardine; la qualità è eccellente e i prezzi abbastanza economici. Da leccarsi i baffi!
